La sua storia rientra tra quelle abbastanza rare delle donne che uccidono ripetutamente per vendetta. Questo sentimento di rivalsa, di riscatto si mescola ad un crescendo di rabbia che, inizialmente contenuto e soffocato, poi cibandosi di un sempre maggiore raffreddamento emozionale si concreta nella vendetta omicida. E’ una ostilità profonda e diffusa che ha per bersaglio persone vicine nella scala degli affetti, incolpate dal serial killer di sottrargli la gioia di godere della propria vita: sono ostacoli che si frappongono tra il killer e la gioia, e per questo devono essere eliminati. Il compimento degli omicidi passa attraverso la messa in atto di metodiche puntuali che denotano un completo distacco nei confronti delle vittime; l’unica emozione è il gusto sadico della vendetta. L’assassino da essere umano si trasforma in macchina, completamente anestetizzato alla sofferenza, e sembra risvegliarsi da questa sua condizione solo al momento della condanna, dando cenni di un apparente pentimento. La storia della Etheridge rientra perfettamente in questo profilo criminale. La ragazza ha ventuno anni, molto bella e affascinante, abituata da sempre ad una lunga scia di corteggiatori, ad un affetto circostante sempre eccessivo e sopra le righe. Nel 1912, quasi prosieguo inevitabile e ovvio della sua storia, sposa un ricco milionario texano che le porta in dote un enorme patrimonio, ma anche gli otto figli avuti dalla precedente moglie. Quest’ultimo fatto combinato alla complessa personalità di Elen diventa un cocktail mortale. La giovane sposa da sempre abituata al protagonismo, da sempre straviziata negli affetti non riesce ad ammettere l’ amore che il marito mostra nei confronti dei figli. Il suo “ ego ” non è più soddisfatto, non è mai sazio; nasce una insanabile gelosia che cresce sfociando nel patologico, portando ad una completa insensibilità emozionale per i figliastri. Il marito è il bersaglio della vendetta, ma viene colpito per vie traverse, infliggendo i colpi più duri, quelli che colpiscono le persone da lui amate. Ellen è ormai in completa balia della sua furia omicida, cieca e insaziabile è entrata in un meccanismo di spersonalizzazione che non lascia scampo. Uccide con l’arsenico i figli acquisiti, a due a due, a distanza di sei mesi circa gli uni dagli altri per non destare sospetto. L’autopsia dell’ultima morte però non le da scampo. Veleno: Ellen confessa ed è condannata al carcere a vita.

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