S.B.: Oggi sei riconosciuto come un grande regista di culto del ginema di genere, tu come ti vedi?

Jess Franco: Non credo di aver fatto qualcosa di importante o magnifico. Sono solo uno che ha lavorato nel cinema, e la cosa che preferisco nella mia vita è proprio fare cinema. Quando faccio film, sono felice.

S.B.: Hai detto veramente, “io non credo di aver fatto dei buoni film, ho cercato di non fare delle schifezze, ma qualche volta non ci sono riuscito”?

Jess Franco: Non mi piacciono i miei film… preferisco i film di John Ford. [Ride divertito]. Ho fatto dei film interessanti, o carini. Ma non ho mai fatto qualcosa di grande, dal mio punto di vista. “Big”, come John Ford che è il mio regista preferito.

S.B.: Hai anche detto che a volte ci si avvicina la cinema come un musicista fa jazz. Vuol dire che non sempre si conosce il risultato finale?

Jess Franco: Ho iniziato la mia vita in una scuola di musica, e sono diventato un accettabile e suonatore di tromba. Ma c’è stato un momento nella mia vita in cui ho dovuto fare una scelta: regista o trombettista. Io amo la musica e il cinema, ma il futuro da un trombettista non mi avrebbe dato soldi, era un futuro dalle aspettative incerte. Ho deciso di dimenticare la musica. Non proprio dimenticate, perché questo è impossibile, ma ho deciso di lavorare nel cinema, e così sono diventato uno che ama la musica, e che cerca di fare musica con i suoi film.

S.B.: Molti dei suoi film sono incentrati sui temi del sesso e della  morte. Che significato hanno per te queste due tematiche?

Jess Franco: Credo che la morte e il sesso vadano a braccetto. Se si fa sesso in modo divertente, è tutto a posto… Ma quando si sta facendo sesso in modo serio, la morte è sempre in giro.

S.B.: Tu e Luis Buñuel eravate una voltai registi più “odiati” dal Vaticano. Tu volevi solo scioccare gli spettatori?

Jess Franco: Scioccare? Non credo che nessuno sia rimasto scioccato dai miei film.Stavo lavorando a Parigi, un giorno, quando mi dicono: “Senti, adesso siamo guardati con molta attenzione, perché siamo stati condannati dal Vaticano.” E io dico: “Cosa? Perché? E’ così stupido. Ma in realtà non mi importava perché non sono mai stato un cattolico.

S.B.: Se dovessi scegliere, nella tua filmografia, il film definitivo, per quale opteresti?

Jess Franco: Non credo di avere un film definitivo. Una cosa del genere non è possibile per me.

S.B.: Pensi mai di lasciare il cinema ed andare in pensione?

Jess Franco: in pensione? Sarò in pensione il giorno della mia morte.

S.B.: Una volta hai detto: “Non mi importa di essere ricordato.” Con il tempo hai cambiato idea?

Jess Franco: No, no, no. Non mi importa di essere ricordato. Io non sono uno scrittore o un artista nel senso stretto. Penso che sia un errore considerare i registi, come degli artisti. Penso che un regista faccia film per intrattenere la gente, ma non devono essere considerati come se fossero tanti Cervantes. Uno dei maggiori problemi ora, con tutti questi festival e premi è che si fa confusione tra qualità e bellezza… ma i registi intrattengono il pubblico e basta. Un film è un film. E’ qualcosa per far divertire un paio d’ore. Non è Shakespeare.

S.B.: Quindi non c’è neanche un cineasta che possiamo definire artista?

Jess Franco: Probabilmente ci sono cinque o sei registi che hanno fatto qualcosa di veramente grande. Orson Welles, il mio grande amico, è uno che dovrebbe essere ricordato come un genio. Ho lavorato con lui per molto tempo, ed era così intelligente e brillante. Ma in generale, niente di che… Ho un sacco di amici nella professione, e posso dirvi, per esempio, che Nicholas Ray era un uomo molto intelligente, ma lui non era un genio. In generale, un film è un film. Il problema è che non credo sia così importante per un regista sapere se ha fatto un capolavoro, basta crederci. Ora basta sono stanco. I love cinema. Amo il mio lavoro. I love you.

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