La storia di Belle Gunness rientra nella particolare categoria delle “vedove nere”, mogli che uccidono mariti, conviventi, figli o familiari in generale. Le statistiche ci dicono che queste donne iniziano la loro carriera criminale all’incirca dopo i venticinque anni e vanno avanti indisturbate per almeno dieci, quindici anni prima di essere scoperte. Il numero di vittime è in media di dieci, dodici, mentre l’arma preferita è il veleno, l’unico metodo non violento o efferato che permette di ricondurre la morte a patologia diagnosticabili. Belle Gunness nasce a Brinhjld, in Norveia, da cui emigra l’11 Novembre 1859 per cercare fortuna negli Stati Uniti, alla rincorsa del sogno americano. Ed è lì che nel giro di pochi anni sposa Mads Sorensen. La prima vittima è appunto il suo fresco maritino, morto nel misterioso incendio che manda a fuoco la casa familiare; Belle ne esce senza responsabilità di alcun genere e con il premio assicurativo acquista una abitazione dove andrà a vivere con le figlie. Carolina, la più grande, viene trovata morta nel 1896. Due anni dopo è la volta del piccolo Axel: per entrambi la superficiale diagnosi del medico sentenzia una entercolite fulminante, e solo in seguito si scoprirà che la vera causa della morte sarebbe stata una generosa dose di veleno per topi nella minestra per cena. La vedova, naturalmente uscita pulita anche da questa vicenda, incassa nuovamente un ulteriore premio assicurativo e stavolta cambiando casa decide di trasferirsi con le due figlie naturali e il bimbo che aveva in affidamento. Nell’aprile 1902 si celebra un nuovo matrimonio; Belle sposa Peter Gunness, agricoltore. Otto mesi dopo morirà anche lui in uno strano incidente, schiacciato da un pesante tritacarne caduto da uno scaffale. La donna eredita la fattoria, occupandosi a tempo pieno della sua gestione. Tre anni più tardi scompare anche il bimbo che aveva in custodia, facendola franca come sempre, libera da ogni conseguenza di carattere penale. Belle, assorbita completamente nel suo nuovo impiego, cerca manodopera da impiegare nella fattoria, ma a intervalli di tempo regolari molti dei braccianti assunti scompaiono senza lasciare traccia. Il 28 Aprile 1908 casa Gunnes viene distrutta da un incendio; si ritrovano quattro cadaveri, tre appartengono ai bimbi, l’ultimo è quello di una donna senza testa, e le autorità suppongono che sia Belle. Nessuno sembra avere dubbi, e il fascicolo è destinato all’archiviazione. Una settimana più tardi, però, durante le indagini di routine sulla casa andata in fiamme, si scoprono quasi per caso numerosissimi cadaveri nascosti sottoterra e nelle stalle, oltre ad un imprecisato numero di frammenti ossei. Finalmente il puzzle inizia a ricomporsi, e i pezzi si incastrano nel verso giusto. La conferma viene dalle analisi sul cadavere della donna: non è Belle Gunness. Le autorità però preferiscono tenere tutto sotto silenzio, dare quella notizia sarebbe stato ammettere una sconfitta amara, oltre che gettare nel panico le famiglie della contea. Il caso è frettolosamente archiviato. Testimoni intanto giurano di aver visto la vedova nera negli anni successivi all’incendio e di averla riconosciuta in più parti degli Stati Uniti. Inevitabilmente il fascicolo fra l’indignazione della popolazione viene riaperto, tanto da attribuire alla signora Gunness la morte di un ottantaduenne avvelenato nel 1931 per depredarlo dei suoi risparmi. Il corpo di Belle Gunnes, ormai presumibilmente deceduta, non è mai stato ritrovato. L’F.B.I le imputa sedici omicidi certi, mentre è sospettata per la morte di altre dodici persone.

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