Prodotto da una sconosciuta casa indipendente e costato due soldi, questo film incassò oltre 30 milioni di dollari. I componenti della troupe non si potevano soffrire e forse questo ha contribuito alla riuscita del film, che nel tempo si è imposto come uno dei più autorevoli e agghiaccianti antenati dello slasher movie.

“Il film che state per vedere è un resoconto della tragedia che è capitata a cinque giovani, in particolare a Sally Hardesty e al suo fratello invalido, Franklin. Il fatto che fossero giovani rende tutto molto più tragico. Le loro giovani vite furono spezzate da eventi così assurdi e macabri che forse neanche loro avrebbero mai pensato di vivere. Per loro un’idilliaca gita pomeridiana estiva si trasformò in un incubo. Gli avvenimenti di quella giornata, portarono alla scoperta di uno dei crimini più efferati della storia Americana: The Texas Chainsaw Massacre”. Ecco la grande idea di Tobe Hooper, regista esordiente: prendere fatti di cronaca reali (quelli riguardanti le macabre gesta del cannibale Ed Gein, che già avevano ispirato Hitchcock), stravolgerli, amplificandone il lato malato e sconvolgente, e narrare i risultati ottenuti come se fossero ancora fatti di cronaca realmente accaduti.

Un maniaco si diverte a profanare le tombe di un cimitero della provincia texana. Sally e Franklin Hardesty, accompagnati da tre amici (Jerry, Kirk e Pam), decidono di recarsi sul posto per controllare che la tomba del loro nonno non sia stata toccata. Dopo una disavventura con un autostoppista, che si rivela un sadico psicopatico, i ragazzi restano senza benzina, e l’unico distributore della zona dice di essere senza carburante, almeno fino al rifornimento del giorno dopo. I cinque amici decidono allora di passare la notte nella vecchia casa degli Hardesty. Quando Kirk e Pam hanno la malaugurata idea di andare a chiedere un po’ di benzina ai vicini, non immaginano che l’incontro con una famiglia di psicopatici dediti al cannibalismo (i Sawyer) trasformerà una tranquilla gita pomeridiana estiva in una carneficina. Nell’insolito gruppo familiare (i due fratelli, il padre e il nonno) spicca la sinistra figura di un gigante, mentalmente ritardato, con l’hobby di macellare le sue vittime con una motosega (la famosa McCullough), e con il volto coperto da una maschera di pelle umana, da cui il cruento soprannome di Leatherface (Facciadicuoio). Alla fine del film del gruppo dei ragazzi in gita si salverà solo Sally, la quale resterà però per sempre segnata dall’allucinante esperienza vissuta, così come lo stesso Leatherface che, ormai impazzito del tutto, vediamo ballare freneticamente alla luce dell’alba nell’ultima, scioccante sequenza della pellicola.

Alla vicenda grondante di sangue, brividi, atmosfera malsana, tensione e spietata malvagità, contribuisce anche la cruda regia di Hooper, caotica, malata, delirante. Uno stile sporco, pieno di sgranature, sfocature, controluci e con la macchina da presa attaccata ai personaggi che va a cacciarsi persino dentro gli occhi. Il suo è un film, complice il commento sonoro psichedelico, martellante e angosciante, con un uso inventivo della mdp e del montaggio (inquadrature dal basso, concatenazione delle scene a stacchi dall’oggetto del terrore fino all’interno dell’occhio della vittima, riuscendo così a filmare la paura). I ragazzi nella villa degli Hardesty vengono inquadrati in campo medio con quelle che sembrano essere soggettive di qualcuno che, fuori campo, ne spia gli spostamenti. L’impiego ossessivo di immagini di disfacimento, decomposizione e morte contribuisce progressivamente a costruire un’atmosfera malsana, lugubre e claustrofobica (anche se buona parte del film è girata in esterni). Questo clima allucinante viene amplificato dai numerosi inserti di grottesco (che rasenta il demenziale: si veda la sequenza col nonno cannibale), che non stemperano affatto la rappresentazione della follia violenta dei familiari, ma anzi la arricchiscono.

Uccisioni e squartamenti (peraltro mai gratuiti) creano immediatamente, senza l’uso classico della suspense e dell’attesa, un clima ossessionante di angoscia e paura. Particolare importanza è data al dettaglio, specialmente riguardo agli oggettini che costruiscono il feticismo cannibale e animalesco di Leatherface, che ci vengono offerti un po’ alla volta, attraverso numerose inquadrature con angolazioni differenti. E per mostrare uno di questi macabri oggetti d’arredamento Hooper cita addirittura Hitchcock, utilizzando una sorta di triplo stacco: l’oggetto viene avvistato da lontano, poi, al momento clou, la mdp si avvicina in tre stacchi rapidi e consecutivi, tak! tak! tak!, fino al primo piano dell’oggetto. Un particolare utilizzo della soggettiva, che Hitchcock adottò spesso (ad esempio, ne Gli uccelli, nella scena in cui la madre di Mitch trova il cadavere senza occhi) poiché riteneva che quello fosse probabilmente il modo in cui una persona vedrebbe dal vivo un qualcosa di similmente sconvolgente: “Guarda! guarda! guarda!”. Come tutti i buoni Horror che si rispettino, non manca di un forte accenno e di una critica satirica alla situazione sociale americana del periodo. Petrolio (i ragazzi si fermano per mancanza di benzina) e bestiame (il mattatoio) stanno a disegnare il profilo di un’America rurale, prettamente texana.

Il ritratto sociale che Hooper scolpisce con maestria raggiunge la perfezione grazie all’invenzione di una famiglia di macellai che si nutrono di carne umana: non un semplice serial killer, come può sembrare inizialmente, ma tre generazioni (nonno, padre e due figli), quattro uomini stranamente senza donne (secondo una logica quasi western) e una serie di dinamiche e consuetudini (la cena comune, le sgridate del genitore ai due figli scapestrati, Leatherface con il vestito buono…) drammaticamente applicabili a ogni famiglia. Ultima riprova di un discorso politico consapevole è la fuga rocambolesca di Sally, che troverà aiuto nell’apparizione fugace di un camionista nero (curiosa l’assonanza tra il nome dell’attore che interpreta il camionista, Ed Guinn, e quello del maniaco Ed Gein), secondo una scelta in fondo speculare a quella di Romero, che in La notte dei morti viventi piazza un eroe nero a combattere gli zombi. E’ folgorante la prima apparizione di Leatherface, sconvolgente. Questo bestione vestito da macellaio appare all’improvviso, colpisce con forza il cranio di Kirk con un martello, fracassandolo in un solo violentissimo colpo, finisce il povero malcapitato con altre due martellate cessando così il rantolo animalesco del giovane, trascina il corpo nella sua “stanza da lavoro” (la cucina), chiude sbattendo con incredibile rabbia e forza la porta metallica della cucina.

Il tutto in una sequenza lunga meno di 10 secondi, velocissima, mozzafiato, scioccante, che colpisce inoltre anche per la freddezza e la “professionalità” nell’esecuzione. Ci vorrebbe un po’ a riprendersi da questa scena e tirare il fiato, ma Hooper non ci dà pause. Il ritmo da qui in poi incalza sempre di più. Pam entra in casa Sawyer per cercare Kirk, e si ritrova in men che non si dica (forse senza neanche accorgersene) appesa ancora viva ad un gancio da macello. E poi si scende in un abbisso di follia dal quale uscire è praticamente impossibile. Memorabili anche le scene in cui Leatherface rincorre Sally nei boschi e nella campagna, la steady-cam non esisteva ancora ma Hooper riesce comunque a filmare gli inseguimenti in maniera adeguatamente terrorizzante. L’ultima parte è spaventosa, da angoscia pura, e l’unica colonna sonora presente in quegli attimi saranno le interminabili grida della protagonista vittima della famiglia di cannibali. Fino alla fine, fino alla liberazione. Fino al leggendario finale, con Sally che riesce a fuggire. Fino a quella danza, perversa, malefica, agghiacciante. Abominevole, ecco l’aggettivo adatto.

Regia: Tobe Hooper
Soggetto: Kim Henkel, Tobe Hooper
Sceneggiatura: Kim Henkel, Tobe Hooper
Produttore: Tobe Hooper, Lou Peraino

Interpreti e personaggi

* Marilyn Burns: Sally Hardesty
* Allen Danziger: Jerry
* Paul A. Partain: Franklin Hardesty
* William Vail: Kirk
* Teri McMinn: Pam
* Edwin Neal: Autostoppista
* Jim Siedow: Il Cuoco
* Gunnar Hansen: Leatherface
* John Dugan: Nonno
* Robert Courtin: Lavavetri
* William Creamer: Uomo con la barba
* John Henry Faulk: Cantastorie
* Jerry Green: Cowboy
* Ed Guinn: Camionista
* Joe Bill Hogan: Ubriaco
* Perry Lorenz: Autista
* John Larroquette: Voce narrante

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