I primi documenti concernenti Re Artù risalgono tra il V e il VI secolo d.C. ma testimonianze reali sua esistenza ancora non ne sono state trovate, almeno non scritti o iscrizioni a lui contemporanei.

La più antica citazione in cui compare il suo nome si trova nell’Historia Brittonum, redatta da un monaco verso la fine dell’VIII secolo. Si tratta comunque di un riassunto alquanto lacunoso di storia britannica, dal 428 al 547, che in verità, non parla di Re Artù, ma racconta le gesta di un soldato con quel nome. Lo si nomina come comandante militare impegnato a difendere i domini del re dei britanni dagli invasori sassoni.

Racconti e leggende su re Artù circolavano anche in Irlanda e in Normandia, dove il suo nome comparve la prima volta nel 1050. Anche in Italia, precisamente a Modena, sulla Porta della Pescheria del Duomo, esiste un bassorilievo datato tra il 1099 e il 1120, che raffigura il re e i suoi cavalieri che salvano Ginevra dai briganti, ed è la prima rappresentazione artistica di Artù.

Insieme al mago Merlino, comparve nell’Historia Regum Britanniae, redatta dal monaco Goffredo di Monmouth, dalla quale in pratica, pare impossibile districare i fatti dalla fantasia.

La forma definitiva della storia di re Artù si deve a Sir Thomas Malory, un cavaliere inglese che nel 1485 pubblicò un racconto dal titolo: “ La morte di Artù”, dove compaiono Lancillotto, la Tavola Rotonda, Camelot e il Graal.

Racconta della tavola che il re fece costruire rotonda perché tutti si sentissero uguali.

Per molti secoli si è continuato a credere che la Tavola Rotonda di Re Artù fosse quella conservata nel castello di Winchester, nell’Hampshire, mentre, in realtà, quella tavola fu fatta costruire, forse, per Enrico III (1216-1272), nel simbolico tentativo di ridare vita allo spirito cavalleresco dell’epoca arturiana.

Venne poi ridipinta, nella sua versione attuale con il cerchio diviso in 25 spicchi, uno per il re e 24 per i cavalieri, con una rosa al centro simbolo dei Tudor, per Enrico VIII.

Fu smontata dal supporto che la reggeva nel 1976, per farne una datazione con il metodo del carbonio 14, risultando proveniente da alberi tagliati nel tredicesimo secolo.

La traccia decisiva che confermerebbe la reale esistenza di Re Artù, potrebbe essere la lastra di ardesia risalente al VI secolo, rinvenuta in Cornovaglia, nei pressi di Tintagel, sulla quale è incisa la frase in latino il cui significato è: “Artù, ha fatto costruire questo luogo”.

L’iscrizione, pur non dando conferme in assoluto alla figura storica o leggendaria di Artù, dimostra per la prima volta che quel nome esisteva a quell’epoca, e dunque, la tentazione di legare la pietra ad Artù, potrebbe apparire giustificata.

Comunque, molto suggestiva.

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