In un futuro non troppo lontano, la società conosciuta si è brutalizzata e in ogni luogo c’è una guerriglia tra spietate e violente bande motorizzate. A farne le spese sono gli innocenti. Ma in questo scenario da post apocalisse c’è ancora un briciolo di legge e giustizia: la Main Force Patrol!
Il migliore di tutti è l’agente Max Rockatansky (un giovanissimo Mel Gibson)!
Un giorno, in un vertiginoso inseguimento tra Max e il leader della banda più spietata, quest’ultimo muore. Inutile dire che i restanti pirati della strada bramano vendetta. Sete vendicativa che culmina nella morte del collega/amico prima e con lo sterminio della famiglia (moglie e figlio) di Max dopo.
Il sopravvissuto agente, impazzito per lo straziante dolore, si auto nomina spietato vendicatore e a bordo del più potente veicolo della Patrol, la V8 Interceptor, non curante ormai della legge, troverà e ammazzerà ogni delinquente che gli ha distrutto la vita.
Con questo drammatico plot, nel 1979 usciva nei cinema “Interceptor” (Mad Max) per la regia di George Miller: facendo conoscere a tutti Mel Gibson!
Il film, nato casualmente da un progetto di George Miller che vinse un concorso per cineasti dilettanti, tuttora è considerato il maggior incasso del cinema australiano. Girato con appena 300mila dollari australiani ne incassò oltre 100 milioni di dollari, record poi battuto nel 1999 da “The Blair Witch Project”. Pellicola molto cruenta, Miller per certe sequenze si ispirò alla sua esperienza di medico di pronto soccorso. Il film fu duramente manomesso durante la distribuzione nel resto del mondo e ancora oggi risulta difficile trovare una copia non censurata.
Il successo di questo primo capitolo diede l’input per un seguito che uscì due anni dopo, nel 1981.
Interceptor 2 – Il Guerriero della Strada (Mad Max 2: The Road Warrior) vede ancora come protagonista Mel Gibson nei panni del Pazzo Max. I toni post apocalittici che nel primo film erano abbozzati qui vengono approfonditi. La società subisce un’involuzione barbarica. Ci sono dei clan e gruppi di selvaggi motorizzati che lottano per il bene più prezioso, il petrolio. In questo scenario seguiamo, attraverso le Terre Desolate, il vagabondare silenzioso del nostro antieroe, privo di morale, menefreghista e monosillabico come un “eastwood leoniano” che a visto così tanta violenza e così tanta ne ha perpetrato, che oramai, in lui, giusto e sbagliato si sono annullati formando un vuoto nella sua coscienza che lo porta a non provare più rimorsi e viene spinto solo da interessi personali. Infatti, in cerca di benzina per la sua auto, giunge alla fortezza della Tribù del Nord, che è costretta a difendersi dai ripetuti attacchi degli Humungus (orde di selvaggi motorizzati) che vogliono impadronirsi della raffineria di petrolio. Max aiuterà la tribù a portare via tutto il carburante (grazie a una cisterna), in cambio di benzina. Si susseguiranno inseguimenti e assalti alla cisterna. Miller girerà alcune delle scene d’azione che hanno fatto scuola (scene che impressionarono lo stesso Steven Spielberg). Lo scenario apocalittico del film e i costumi adottati furono e sono d’ispirazione per altre opere. Vedi “2019 – Dopo La Caduta Di New York” (film italiano del 1983) e il classico “Terminator” (The Terminator, 1984). Persino il manga Hokuto no Ken (Ken il Guerriero) trae ispirazione dall’opera milleriana. Miller cita a piene mani Leone, Kubrick e Ford. Ovviamente ebbe un ottimo riscontro al botteghino, più del primo. E così fu messo in cantiere il terzo capitolo, “Mad Max – Oltre La Sfera Del Tuono” (Mad Max Beyond Thunderdome, 1985). Questo terzo capitolo consacra Mad Max come eroe postatomico. Privo della sua Interceptor, giunge a Bartertown, città corrotta in mezzo al deserto. Qui governa la regina Aunty Entity (interpretata da Tina Turner). Max stringe un accordo con Entity ma non lo porterà a termine e sarà punito: l’esilio nel deserto, in balia delle sabbie mobili. Ma la fortuna non lo abbandona. Viene soccorso da una tribù di fanciulli, l’ultima speranza per una futura società priva di barbarie.
I bambini sono alla ricerca della Città del Domani Domani e scambiano Max per il Capitano Walker, che dovrebbe portarli via con una macchina volante. Si scoprirà che i bambini sono i figli dei superstiti di un aereo atterrato nel deserto, lasciati lì ad aspettare i genitori che non hanno più fatto ritorno. Neanche a dirlo Max aiuterà i bambini, difendendoli dalla regina di Bartertown e i suoi soldati. Il film fu accolto molto bene, sia da critica che da pubblico. A non esser rimasto soddisfatto è il gruppo dei fedelissimi, che criticarono l’abbandono dei toni violenti e crudeli dei primi due film per creare un film d’avventura per famiglie ( con aggiunta di personaggi dal tono comico, arrivando a paragonarlo ai Goonies, per la presenza dei bambini). Lamentarono anche la mancanza del veicolo di Max, la V8 Interceptor. Ma, fans a parte, questo capitolo “conclusivo” non rovinò il personaggio (che comunque rimase il solito taciturno Mad Max). Divenne una Hit la canzone di Tina Turner che faceva da colonna sonora, “We Don’t Need Another Hero”.

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