Edhel è un racconto intimo, il viaggio tra sogno e realtà di una ragazzina nata con una “malformazione”: le orecchie a punta. La sua condizione le crea non pochi disagi, a scuola come a casa. Con sua madre, infatti, il rapporto è difficile. L’amore tra le due è eguagliato solo dalla loro distanza. Un padre morto prematuramente, a causa di un incidente a cavallo, ha complicato non poco la situazione. Edhel si sente sempre più sola, in un mondo che non sembra né capirla né ascoltarla. Nasconde il suo segreto con un cappuccio, la sua barriera contro ogni male. Vittima di bullismo, affronta i suoi giorni con grande angoscia e solitudine.

L’incontro con Silvano, il bidello nerd, sarà l’inizio di un nuovo percorso verso la consapevolezza: forse il suo non è un difetto, ma una straordinaria caratteristica che la definisce come essere magico, un elfo. Tra mille dubbi e paure, Edhel, come il film stesso, altalena tra due ipotesi, tra due piani: quello fisico, di una semplice bambina che vive un’infanzia difficile e quello metafisico e immaginifico, sentito, desiderato, accennato attraverso un bosco, simbolo di un confine che se oltrepassato forse cambierebbe tutto. Nell’illusione che un altro mondo esista alberga la speranza di una nuova vita. Ma alla fine, ciò che conterà realmente saranno i rapporti, gli affetti, l’imparare ad amarsi e ritrovarsi, i sentimenti come unico motore dell’equilibrio di ognuno di noi.

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