Figlio della degenerazione horror cannibalistica dei primi anni’80, questa caraibica bizzarria di Joe D’Amato , aka Aristide Massacesi aka altri 3000 pseudonimi, è uno degli esempi più lampanti di artigianato cinematografico. Del resto il buon Aristide ci ha sempre abituato a pellicole di grana grossa, realizzate con quattro soldi al pari del suo connazionale Lucio Fulci e del già citato maestro del genere Roger Corman. Centinaia di film che vanno dall’horror più estremo al soft porno, alla commedia trash fino al thriller. Poi naturalmente, il minestrone diventa più saporito se si uniscono i generi. Porno Holocaust miscela elementi hardcore all’interno di un bizzarro horror ambientato in una location caraibica piuttosto unusuale per il genere. Al pari di certi fumetti da caserma tipo Oltretomba, Jacula e Sukia, il film mescola scene di sesso esplicito all’interno di un plot oltremodo ridicolo in cui un indigeno sottoposto alle radiazioni degli esperimenti atomici condotti sulla sua isola, si trasforma in un mostro dal fallo enorme con il quale uccide le sue vittime (almeno quelle femminili) a colpi di blow job e stupro omicida.
Esente da scene splatter il film è invece ricco di scene erotiche, spesso mal interpretate da attori decisamente in stato d’ebbrezza alcolica: esempio lampante una delle interpreti, detta “la Contessa” (Annj Goren pseudonimo di Anna Maria Napolitano) mostra visibile disgusto nel momento in cui deve farsi due neri ( Il gossip ci racconta che l’attrice, essendo tossicodipendente si piegava a certe situazioni per comprarsi la droga). Va un pò meglio nelle scene lesbiche (bella quella realizzata tra la Funari e la Goren sul tronco d’albero con l’oceano sullo sfondo) ma scade nel ridicolo nelle scene d’azione che sono relativamente goffe e lente. Eppure il circo immaginario di Joe D’amato va preso per quello che è, carico dei suoi freaks, delle sue storie assurde e dell’arte di arrangiarsi tipicamente italiana, un regista di cui parleremo spesso e volentieri, un mito assoluto per gli amanti dell’horror di tutto il mondo (sopratutto per classici come Anthropophagus e Buio Omega) ma sopratutto, come amava definirsi, un robusto ed onesto artigiano del cinema.

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