Il regista Cavallone, ripiega le proprie energie nel costrutto di un eco sistema provinciale vivo e pulsante marcio sotto le coltri del perbenismo e della cattolica compassione durante la sagra del paese. Gli attacchi ad ogni tema possibile e immaginabile sono presenti: dall’ipocrisia istituzionale (sia raffigurata dal poliziotto che va a puttane o dal prete che dispensa santini come fossero premi promozionali), a quella cittadina (fra gravidanze indesiderate e paternità impensabili, puttane ninfomani dichiarate e pulsioni sessuali represse da mariti schiavisti e campagnoli), a quella politica, il quadro va sempre più arricchendosi di tutti quei dettagli che i più navigati possono già sottointedere e i novizi possono solo trarre soddisfacente curiosità.

Senza trascurare gli affreschi surreali e apparentemente nonsense che ormai un aficionados di Cavallone sa e prentede di trovare. Essendo un film corale la prova dei vari interpreti, fra alti e bassi, risulta più che convincente e meritevole in molti tratti permeando l’atmosfera malsana e malata della provincia italiana come forse solo in rare occasioni c’era dato di vedere. Mi verrebbe il paragone con Fellini, ma prima che qualcuno mi scomunichi, ovviamente il paragone è solo a titolo esemplificativo. Solito finale-non-finale in cui si ritroverà a porsi interrogativi che, per quanto ci si sforzi, difficilmente troveranno risposta. Il che non è un dramma e la libertà di potersi scervellare per cavare qualcosa in più di un ragno di cartapesta di questi tempi è un qualcosa che andrebbe ringraziata con un’ode agli dei. Peccato che Cavallone sia passato a miglior vita assieme alla voglia di far cinema, con pregi e difetti annessi, che sia storia e non profitto.

Titolo originale: L’Uomo, la Donna e la Bestia – Spell, Dolce Mattatoio
Produzione: Italia, 1977
Regia: Alberto Cavallone
Cast: Jane Avril, Paola Montenero, Martial Boschero, Angela Doria

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