Longinus

Kitamura è un regista imprevedibile. Capace di grandi performances così come fautore di clamorosi tonfi. Tra i due estremi si può collocare Longinus. Forte di una buona tecnica, spesso il regista giapponese si lascia andare a licenziosi virtuosismi ritmici che, se sostenuti da una ferrea sceneggiatura risultano piacevoli, ma quando (purtroppo) la sceneggiatura zoppica si abbattono funesti come feroci piraña sui sanguinanti resti di pellicola. Longinus si basa sulla buona intuizione di “rubare” al mito del Santo Graal l’oggetto meno sfruttato dal cinema (anche se già presente in “Constantine” e nell’anime “Neon Genesis Evangelion”), cioè “la lancia di Longino”.

L’arma con cui venne inflitta l’ultima ferita al corpo crocefisso di Cristo possiederebbe, secondo la leggenda, portentosi poteri che Kitamura indica come mezzo capace di distruggere la razza dei vampiri. Sospeso in un’era ed in un luogo di indecifrabile collocazione, uno sparuto gruppo di militi ha il compito di trasportare il sacro oggetto in un luogo sicuro. Si troveranno ad affrontare un altrettanto sparuto gruppo di vampiri che, pretendendone il possesso, attacca l’avamposto. Girato esclusivamente in interni, Longinus si sintetizza nello scontro tra bene e male (tematica ricorrente del cinema di Kitamura), con incursioni sociali antibelliche.

Nonostante i personaggi siano piuttosto caratterizzati ed interpretati da attori già alle dipendenze del regista, al lavoro di Kitamura manca qualcosa per decollare. Le idee rimangono inchiodate a terra, trattenute da una zavorra narrativa troppo greve e flemmatica. A liberarle non bastano un “oscuro” protagonista “mixato” tra Neo e Blade, i combattimenti stile “Versus” ed il buon make-up. Inoltre su Longinus pesa una durata di 40’, troppo per essere un corto e troppo poco per essere un vero lungometraggio. Insomma un limbo di idee che girovagano senza una meta precisa. Longinus appare quasi come un bignami del cinema di Ryuhei Kitamura addobbato da una bella copertina cartonata.

Regia: Ryuhei Kitamura
Cast: Taro Kanazawa, Takehiro Katayama, Toshiyuki Kitami, Shion Machida